CHIOSTRO DI SAN GIOVANNI
L'ex monastero di San Giovanni a Scorzone in Teramo fu fondato nel XIV secolo, nel 1384, per volontà di Isabella, sorella di Cola di Lucio, con diploma di Carlo III, per istallarvi un ritiro di monache. Ad esse Isabella diede la regola di San Benedetto. Al monastero vennero poi annessi quelli di S. Chiara, S. Croce, S. Anna e S. Giovanni a Scorzone.
La conventualità rimase presente ed attiva, con alterne vicende, fino al 1916, quando l'ordine religioso si trasferì a S. Giuliano di Fermo. Il convento, incamerato dallo Stato nella seconda metà del XIX secolo, dal 1930 fu concesso, in parte, al Ricreatorio "Gemma Marconi" e, dal 1934, come riporta la rivista "Teramo" furono iniziati i lavori per l'adattamento a Liceo Musicale "Braga".
Su trasformazione di una preesistente abitazione fu anche edificata una chiesa attigua a tre navate ridotta poi, nel corso del XVIII secolo, ad un unica navata per realizzare un ricreatorio con lo spazio ottenuto, Su probabile disegno di Giosaffatti di Ascoli. Sul fine-strone sovrastante il portale è posta, sotto uno stemma, la data 1858, che dovrebbe riferirsi all'ultima trasformazione dell'ex chiesa. Nel corso di alcuni lavori di sistemazione andò distrutto un dipinto dell'altare maggiore raffigurante il Giudizio Universale, opera di Nicola di Antonello.
Nel 1959 la chiesa fu di nuovo restaurata e, nel tentativo di recuperarla al culto degli abitanti del quartiere, vi furono aggiunti l'attuale altare maggiore, il Tabernacolo ed una statua della Madonna di Loreto.
L'edificio, arretrato anche dal suo allineamento originale, non è più officiato ma attualmente adibito a sala di riunione.
Per ciò che riguarda il chiostro del convento, il Gavini ne parla come di "un'opera frammentizia che lascia perplessi sulle cause che lo produssero". Il Rubini a tale proposito afferma infatti che fu trasportato dal distrutto cenobio di S. Giovanni a Scorzone. Il chiostro è formato da un'area rettangolare porticata su tre lati con arcate a tutto sesto sostenute da colonne a pilastri agli angoli, poggianti a loro volta su di un basso muro in pietra e matton-cini. A volte le basi sono adoperate per capitelli e i capitelli rovesciati posti come base a confermare la notizia del Rubini che si tratti di un portico trasportato e ricostruito da mani inesperte.
Su un portico laterale c'è una fontana in pietra dentro una nicchia incorniciata da conci di pietra intagliata.
Sopra le arcate del portico è notevole un elegante marcapiano in mattoncini e tortiglio-ni in terracotta. Interessanti un portale in pietra con decorazioni che doveva immettere all'antico convento e tre stemmi in pietra sulla parete non porticata ed altri tre sul lato adiacente.
Nel corso degli anni '60, in attuazione del piano di risanamento del quartiere di Santa Maria a Bitetto, venivano demolite le case sull'area che avrebbe poi costituito l'attuale piazza Verdi portando alla luce due lati del monastero prima nascosti mentre un "taglio" veniva apportato al cortile rialzato per l'allargamento di via Sant'Antonio. La storia del monastero è infine importante per le innumerevoli pergamene conservate nel suo archivio le quali costituiscono autentici documenti e fonti preziose per la storia della città.
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